Araba Fenice, il tuo nome è Gaza
06 01, 2009
"Araba Fenice, il tuo nome è Gaza” è il titolo dell’ultimo documentario di Fulvio Grimaldi, sulla recente invasione di Gaza da parte di Israele (è il sesto documentario che Grimaldi realizza sulla Palestina). Sullo stesso argomento Grimaldi ha anche scritto “Di resistenza si vince”, in uscita da Malatempora.
Il filmato è disponibile grazie alla collaborazione di Arcoiris TV
Quella presentata è la sequenza di apertura del documentario, che riesce in modo geniale a sintetizzare l’intero problema palestinese. Che non sta ovviamente in Palestina.
Di fronte a questo documentario si può solo affermare che se tutti coloro che amano fregiarsi del titolo di giornalista avessero un centesimo del coraggio e dell’integrità morale di Fulvio Grimaldi, il mondo non starebbe dove si trova oggi.
Massimo Mazzucco
Il libro di Fulvio Grimaldi “Di resistenza si vince” sarà presentato a Roma da Granma/Malatempora, giovedì 28 maggio alle ore 19:00, in via dei Gelsi 111. Seguirà la proiezione del documentario “Araba Fenice, il tuo nome è Gaza”.
Info e contatti: www.granma.biz / Tel. 338 – 5805710
Visita il sito: www.luogocomune.net
Il filmato è disponibile grazie alla collaborazione di Arcoiris TV
Quella presentata è la sequenza di apertura del documentario, che riesce in modo geniale a sintetizzare l’intero problema palestinese. Che non sta ovviamente in Palestina.
Di fronte a questo documentario si può solo affermare che se tutti coloro che amano fregiarsi del titolo di giornalista avessero un centesimo del coraggio e dell’integrità morale di Fulvio Grimaldi, il mondo non starebbe dove si trova oggi.
Massimo Mazzucco
Il libro di Fulvio Grimaldi “Di resistenza si vince” sarà presentato a Roma da Granma/Malatempora, giovedì 28 maggio alle ore 19:00, in via dei Gelsi 111. Seguirà la proiezione del documentario “Araba Fenice, il tuo nome è Gaza”.
Info e contatti: www.granma.biz / Tel. 338 – 5805710
Visita il sito: www.luogocomune.net
Afriradio: sul web la voce delle Afriche!
04 22, 2008
Il 21 aprile è nata Afriradio, una radio web interamente dedicata all’Africa! La radio si può ascoltare via web, collegandosi al sito www.afriradio.it. Sarà possibile ascoltare musica africana 24 ore su 24, intervenire nei programmi radiofonici grazie alla chat e all’invio di email. Il palinsesto prevede programmi di intrattenimento ma anche di informazione, con approfondimenti la mattina e gr durante tutto il pomeriggio. E poi letteratura, cinema, economia, sport….
Afriradio è un nuovo modo di raccontare l’Africa, che sfrutta il canale che meglio si presta a dare risalto all’oralità e alla vivacità di questo continente. È una nuova sfida che i missionari comboniani lanciano alla comunicazione multimediale, un nuovo canale che si aggiunge alle voci di Nigrizia, di Nigrizia.it, di Piemme e di Nimedia.
Voce all’Africa, quindi, non solo con l’informazione, ma anche attraverso la partecipazione degli africani in Italia, coinvolti direttamente nel progetto. “Afriradio – spiega padre Giuseppe Cavallini, Coordinatore del Centro Comboni Multimedia e Direttore del Museo Africano di Verona - si pone, senza presunzione alcuna, come fonte di informazione alternativa agli apparati mediatici che promuovono interessi economici e politici di parte e non si preoccupano di offrire all’opinione pubblica una informazione che sia anche formazione critica. Nigrizia multimedia, fedele alla tradizionale linea editoriale di Nigrizia, voce dei popoli dell’Africa e del Sud del mondo, intende pertanto essere megafono di chi crede in una società in cui vengano promossi valori umani ed evangelici quali la solidarietà, l’accoglienza, il dialogo interculturale, l’incontro interetnico e il rispetto per le diverse tradizioni e fedi religiose”.
www.afriradio.it
Fonte: www.nigrizia.it
Canale Zero. Appello per una informazione libera
03 14, 2008Cari amici e amiche, compagne e compagni di un'Italia che non si arrende. Lo sfacelo della situazione e della classe politica e una vera e propria emergenza democratica impongono di rompere indugi e timidezze, divisioni e recriminazioni.
Dobbiamo, in primo luogo, difenderci. E possiamo contr'attaccare.
Per farlo è ormai indispensabile dotarci di strumenti di comunicazione di massa che realizzino un'informazione democratica e che ingaggino una battaglia per la difesa della democrazia e del Bene Comune.
Noi riteniamo che milioni di persone, in Italia, aspettino questa proposta e siano pronti a sostenerla.
Ma farla richiede un impegno finanziario non indifferente. Non vi sono partiti, sindacati, imprenditori disposti a finanziarla. Se vi fossero vorrebbero controllarla. Cioè non servirebbe allo scopo. Quindi dobbiamo fare per conto nostro. Ciascuno di noi, di voi, diventi editore e protagonista.
E' tra voi, tra i cittadini, che dobbiamo raccogliere la somma necessaria per avviare l'esperimento. Che è grande, immenso, ma che dobbiamo fare con gli spiccioli. Un Davide contro i sette Golia. Ma non occorre avere decine di miliardi di euro per fare una informazione decente e libera. Anzi, i miliardi di euro sono proprio quelli che la imbavagliano e la impediscono.
Noi riteniamo che lo si possa fare anche con una cifra modesta di partenza. Per farlo occorre una struttura organizzativa essenziale. Anche questa costa. Per avviare questa macchina di raccolta è indispensabile sapere in anticipo quanti siamo, quante persone e gruppi sono disponibili.
Non chiediamo, per ora, denaro.
Chiediamo, a tutti coloro che sono disposti a versare almeno 100 euro a fondo perduto, di comunicarci il loro impegno, con una semplice e-mail, accompagnata dai dati essenziali: nome e cognome, e-mail, luogo di residenza ed eventuale recapito telefonico.
I dati raccolti resteranno riservati. Verranno resi noti, nel corso dei tre mesi necessari per questa "campagna di impegno", soltanto i totali, per aree geografiche, con cadenza settimanale.
Al termine dei tre mesi valuteremo se esistano le condizioni di partenza e, in caso affermativo, avvieremo la raccolta del denaro. E useremo questi mesi per definire tutti gli aspetti amministrativi, legali, organizzativi necessari.
Il sito di riferimento per la "campagna di impegno" sarà www.megachip.info che riporterà in maniera centralizzata le informazioni essenziali. Ma coinvolgeremo una serie di siti amici, di blog, di emittenti radiofoniche e mezzi di comunicazione che vorranno appoggiare e diffondere il messaggio della raccolta.
Le tappe:
Stiamo definendo una redazione giornalistica che lavorerà a tempo pieno, e i cui componenti avranno un contratto di collaborazione regolare per l'intera durata iniziale del progetto: 18 mesi .
La redazione avrà un direttore, nominato da questo collettivo e da un ampio gruppo di sostenitori, con analoga, elevata professionalità. E che non avrà altri vincoli che quelli di una corretta deontologia professionale e quelli dettati da un semplice documento d'intenti comprendente questi punti:
1) Difesa della Costituzione e della legalità democratica.
2) No a ogni guerra.
3) Difesa dei diritti sociali e civili dei cittadini.
4) Difesa dell'ambiente e del territorio.
5) Difesa della laicità dello stato.
Prevediamo di definire, in base a una ampia consultazione, un comitato di garanti, super partes, scelti tra le personalità democratiche che godono della fiducia generale per le loro qualità professionali, culturali, scientifiche, di azione sociale. Il loro compito sarà di verificare che queste impostazioni ideali siano rispettate. A tal proposito vi chiediamo sin d'ora di esprimere il nome di una persona che, secondo voi, possa assicurare l'applicazione dei principi di cui sopra.
L'indipendenza degli operatori sarà totalmente garantita. Ogni fase della costruzione del progetto sarà resa pubblica nel più totale rispetto della trasparenza, attraverso strumenti di verifica diretta dei suoi finanziatori. In primo luogo attraverso la Rete, ma anche con una articolazione di comitati e di assemblee nei territori.
Primi firmatari:
Giulietto Chiesa, don Aldo Benevelli, Anna Maria Bianchi, Caparezza, Sergio Cararo, Franco Cardini, Paolo Ciofi, Tana de Zulueta, Arturo Di Corinto, Laura Di Lucia Coletti, Claudio Fracassi, Luciano Gallino, don Andrea Gallo, Udo Gumpel, Sabina Guzzanti, Serge Latouche, Lucio Manisco, Gianni Minà, Roberto Morrione, Diego Novelli, Moni Ovadia, Riccardo Petrella, Carlo Petrini, Lidia Ravera, Ennio Remondino, David Riondino, Roberto Savio, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Vauro, Elio Veltri, Dario Vergassola, Alex Zanotelli
(L'elenco è aperto ad altre adesioni, che saranno tempestivamente rese note) .
Fonte: www.megachip.info
Appello alla società civile
02 08, 2008
La Politica che vogliamo
La situazione italiana ed internazionale negli ultimi mesi non fa che peggiorare. Ciascuno di noi in Italia sta cercando di proporre e alternative culturali, politiche, economiche, di produzione, di partecipazione e di promozione dei diritti per tutti/e mentre il sistema politico italiano – al pari di quello di molti altri paesi- prosegue su una vecchia strada autoreferenziale e separata dalla società.
Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l’intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l’economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo. Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere, ma con crescente fatica.
A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall’Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta.
Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un “programma minimo” assicurando centralità alle mobilitazioni locali per i beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e – contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti.
Non c’è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno – crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni ed il sistema politico del paese.
Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone ed organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza –che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale- si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.
Perciò vogliamo proporre l’avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari.
Primi firmatari della società civile :
Alessandro Santoro (Comunità le Piagge) Alberto Castagnola (Formin) Alex Zanotelli (Missionario Comboniano) Alberto Zoratti (Fair) Antonio Tricarico Andrea Baranes (CRBM)Chiara Sasso(NO-Tav) Antonio Vermigli, Sergio Lomi , Antonio Savio (Rete Radiè Resch di Quarrata) Andrea Morniroli (Cantieri Sociali ) Pierluigi Sullo Gianluca Carmosino (Carta) Carmela Galeone (campagna WNairobiW.) Davide Biolghini ( Res) Francuccio Gesualdi (Cnms) Monica De Sisto (Fair) Giulio Marcon Tommaso Rondinella Alessandro Bagnulo (Lunaria) Gianni Fazzini (Bilanci di Giustizia) Bruno Amoroso, Rosario Lembo (UBC) Riccardo Petrella (UBC) Riccardo Troisi (Reorient) Nicola Capone (l'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia) Gianni Mina e Loredana Macchietti (Latinoamerica e tutti i sud del mondo) Bruno Volpi (Associazione Mondo di Comunità e Famiglia) Giuseppe De Marzo (Asud) Francesco de Carlo ( Megachip ) Patrizia Gentilini Giovanni Malatesta, Mario, Musumeci (Punto Pace del x Municipio Roma) Massimo Paolicelli (AON) Francesco Vignarca (Rete Disarmo) Giorgio Beretta (Coordinatore Campagna Banche Armate) Gianni Tarquini (Terre Madri) Antonella Rossi (Insieme nelle Terre di Mezzo onlus) Antonio Calabrò (As. Condividi)
P.s
Per segnalarci il vostro interesse a partecipare a questo percorso inviate una mail a:
agirepolitico@gmail.com
Assieme alle realtà che condividono questa riflessione sceglieremo un giorno e un luogo per incontrarci .
Firma la tua adesione qui seguendo il link :
http://www.petitiononline.com/agire/petition.html
http://agirepolitico.blogspot.com
La situazione italiana ed internazionale negli ultimi mesi non fa che peggiorare. Ciascuno di noi in Italia sta cercando di proporre e alternative culturali, politiche, economiche, di produzione, di partecipazione e di promozione dei diritti per tutti/e mentre il sistema politico italiano – al pari di quello di molti altri paesi- prosegue su una vecchia strada autoreferenziale e separata dalla società.
Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l’intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l’economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo. Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere, ma con crescente fatica.
A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall’Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta.
Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un “programma minimo” assicurando centralità alle mobilitazioni locali per i beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e – contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti.
Non c’è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno – crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni ed il sistema politico del paese.
Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone ed organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza –che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale- si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.
Perciò vogliamo proporre l’avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari.
Primi firmatari della società civile :
Alessandro Santoro (Comunità le Piagge) Alberto Castagnola (Formin) Alex Zanotelli (Missionario Comboniano) Alberto Zoratti (Fair) Antonio Tricarico Andrea Baranes (CRBM)Chiara Sasso(NO-Tav) Antonio Vermigli, Sergio Lomi , Antonio Savio (Rete Radiè Resch di Quarrata) Andrea Morniroli (Cantieri Sociali ) Pierluigi Sullo Gianluca Carmosino (Carta) Carmela Galeone (campagna WNairobiW.) Davide Biolghini ( Res) Francuccio Gesualdi (Cnms) Monica De Sisto (Fair) Giulio Marcon Tommaso Rondinella Alessandro Bagnulo (Lunaria) Gianni Fazzini (Bilanci di Giustizia) Bruno Amoroso, Rosario Lembo (UBC) Riccardo Petrella (UBC) Riccardo Troisi (Reorient) Nicola Capone (l'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia) Gianni Mina e Loredana Macchietti (Latinoamerica e tutti i sud del mondo) Bruno Volpi (Associazione Mondo di Comunità e Famiglia) Giuseppe De Marzo (Asud) Francesco de Carlo ( Megachip ) Patrizia Gentilini Giovanni Malatesta, Mario, Musumeci (Punto Pace del x Municipio Roma) Massimo Paolicelli (AON) Francesco Vignarca (Rete Disarmo) Giorgio Beretta (Coordinatore Campagna Banche Armate) Gianni Tarquini (Terre Madri) Antonella Rossi (Insieme nelle Terre di Mezzo onlus) Antonio Calabrò (As. Condividi)
P.s
Per segnalarci il vostro interesse a partecipare a questo percorso inviate una mail a:
agirepolitico@gmail.com
Assieme alle realtà che condividono questa riflessione sceglieremo un giorno e un luogo per incontrarci .
Firma la tua adesione qui seguendo il link :
http://www.petitiononline.com/agire/petition.html
http://agirepolitico.blogspot.com
To: Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della Sapienza Guarini
01 21, 2008Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.
Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.
Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.
Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.
Sincerely,
The Undersigned
Firma la petizione
12 20, 2007

BUON NATALE da DONNE PER LA SOLIDARIETA’!
12 20, 2007
Cari amici di Un’Altra Regione, a pochi giorni dal Natale vogliamo ancora ringraziarvi per il calore e l’amicizia dimostrata anche in questa EquoFesta alla nostra Associazione. Il contributo raccolto domenica 9 alla Città dell’Altra Economia è stato di 595 euro , di cui 535 della riffa e dell’asta ed il rimanente derivato dalla vendita dell’artigianato.
I progetti che stiamo portando avanti a San Josè e nelle Comunità rurali della Chiquitania (Bolivia) proseguono con impegno ed entusiasmo. Ci stiamo occupando della formazione, della promozione dell’artigianato, degli orti comunitari, sta crescendo la Fattoria Sociale e per il prossimo anno speriamo di costruire la sede, avviare l’apicoltura e la riforestazione.
Per questo, da tutte noi Donne per la Solidarietà vi giungano i più caldi auguri per un Natale di gioia e condivisione!
Buone feste da Fabiola e Ana Maria
I progetti che stiamo portando avanti a San Josè e nelle Comunità rurali della Chiquitania (Bolivia) proseguono con impegno ed entusiasmo. Ci stiamo occupando della formazione, della promozione dell’artigianato, degli orti comunitari, sta crescendo la Fattoria Sociale e per il prossimo anno speriamo di costruire la sede, avviare l’apicoltura e la riforestazione.
Per questo, da tutte noi Donne per la Solidarietà vi giungano i più caldi auguri per un Natale di gioia e condivisione!
Buone feste da Fabiola e Ana Maria
I protagonisti dell’Equofesta
12 16, 2007
Sono stati cinque i progetti presentati quest’anno nel corso dell’Equofesta che si è svolta a Roma nella sala conferenze della Città dell’Altra Economia, il 9 dicembre. La Città dell’Altra Economia, nata dall’esperienza delle cooperative e delle associazioni che da tempo costruiscono un’economia diversa, è uno spazio permanente per le iniziative economiche eque, solidali ed eco–compatibili. In questo contesto, Un’Altra Regione, ha avuto la possibilità di realizzare la terza edizione dell’Equofesta, contribuendo a dare voce a persone e associazioni impegnate in progetti ambiziosi, solidali ed ecologici.
L’associazione delle Mujeres por la Solidaridad, che da anni è impegnata in Bolivia, il paese più povero del Sud America, nella creazione di orti comunitari con le donne di San Josè de Chiquitos, nella costruzione di fattorie sociali e nella promozione dell’artigianato locale, dalla prima edizione dell’Equofesta contribuisce anche alla promozione della solidarietà sociale nell’ambito dell’attività di Un’Altra Regione.
Il Progetto Masai dell’Istituto Professionale Sisto V, che è stato presentato dalla Prof. Antonella Rossi, insegnante di lettere del Sisto V, responsabile del progetto, e dal vicepreside dell’Istituto Professionale Prof. Mauro Gianiorio, si propone la realizzazione del prototipo di un sistema di produzione di acqua potabile, batteriologicamente pura, per la casa-famiglia di Kalimoni a Nairobi/Kenya, all’interno di un contesto di scambio e conoscenza interculturale, di cui diventa protagonista la nostra seconda generazione migrante.
L’Associazione Alchimia, associazione polisportiva per l'inclusione sociale nell'ambito della salute mentale, testimone di “Un treno speciale per Pechino”, che ha visto 250 utenti, familiari, operatori, cittadini attivi, rappresentanti dei mondi della salute mentale, assieme da Roma a Pechino, in un viaggio indimenticabile per contrastare lo stigma e il pregiudizio verso la malattia mentale. Il Dott. Paolo Cori, psichiatra impegnato da sempre per l’integrazione sociale, ha raccontato l’evento illustrandone gli obiettivi.
Il Dott. Paolo Palinelli, fondatore del’Associazione culturale S.A.P. (Silvicultura Agrocultura Paesaggio), che ci ha parlato degli Alberi di Roma e dell’utilizzo responsabile del legno.
Palocco per Kioto, l’Associazione impegnata nella diffusione della cultura del risparmio energetico e delle energie da fonti rinnovabili, rappresentata dal Presidente Denise Lancia, che ha illustrato in modo dettagliato tutti i vantaggi del fotovoltaico, attraverso la proiezione del filmato realizzato da Palocco per Kioto, che proprio quest’anno è stato ritenuto meritevole del logo dell’Unesco.
Infine un ringraziamento particolare al Cororaro, diretto dal Maestro Andrea Sangiorgio, che ha partecipato alla festa esibendosi con bellissimi canti africani e sud americani.
Insomma un’iniziativa importante, che ha affrontato diversi temi e che ha visto, come sempre, la partecipazione di tante persone pronte a contribuire alla costruzione di un mondo migliore, dimostrando ancora una volta, che ognuno di noi è importante e che spesso con i piccoli passi si realizzano grandi risultati.
Immagini dell'Equofesta
12 10, 2007
Lettera dell’Associazione Donne per la Solidarietà
10 18, 2007
Cari amici, è da un mese circa che siamo rientrate in Italia dopo il consueto viaggio estivo in Bolivia. Vogliamo dunque condividere con voi l’entusiasmo per i risultati ottenuti quanto le speranze per i progetti in corso e soprattutto per quelli futuri. Dopo i mesi difficili delle alluvioni, le donne di San Josè (Sta Cruz-Bolivia) e quelle delle cinque comunità rurali coinvolte nel progetto sono potute tornare a lavorare negli orti, la fattoria sociale cresce e comincia ad essere produttiva, l’artigianato consente di mantenere vivi i saperi, innovarli sperimentando nuove strade e assicurare una fonte in più di reddito.
Per il 2008 ci muoveremo in tre direzioni: il progetto di riforestazione su un’area di 50.000 ettari, urgente a causa disboscamento e dei cambiamenti climatici molto più evidenti a queste latitudini, il progetto di apicoltura nella fattoria per differenziare le attività e la costruzione della sede dove curare la formazione integrale.
A quanti ci sono stati vicini, arrivi perciò il nostro più grande ringraziamento: agli amici di Un’Altra Regione – ed in particolare ad Antonella Tofi - per averci sostenute con il successo dell’Equofesta degli ultimi due anni, ad Enrico Fontana che ha creduto nei nostri progetti ed a quanti hanno condiviso e speriamo condivideranno i sogni nostri, delle donne e dei giovani che con noi lavorano ogni giorno.
Fabiola Del Vecchio
Donne per la Solidarietà-Scuola d’Azione per lo Sviluppo Sostenibile
www.mujeresporlasolidaridad.org
Appello dell’Associazione Mujeres por la Solidaridad
07 09, 2007
Carissimi,
A seguito del nigno di cui giа vi avevamo scritto verso Pasqua, in Bolivia abbiamo avuto dei problemi. I danni sono stati effettivamente seri, stimati in diverse migliaia di euro: gli orti - frutto di 2 anni mezzo di lavoro - sono andati distrutti. E' stato necessario ripulire tutti i terreni, acquistare di nuovo il materiale per le recinzioni e realizzarle, (sono indispensabili per gli asinelli che passeggiano e vari altri animali!), comprare i semi e ricominciare daccapo... Contemporaneamente ci siamo dovute inventare altre strategie di sopravvivenza, potenziando l'artigianato e i laboratori di formazione, dato che il periodo delle piogge torrenziali ininterrotte и durato circa 4 mesi.
Fra un mese esatto partiamo, con tanti progetti in mente, nel cuore e sulla carta...occorre "solo" realizzarli!
Sappiamo che non siamo sole ma и necessario costruire una rete stabile di sostegno qui in Italia che ci permetta di ragionare in modo piщ ampio.
Vi mandiamo un grande abbraccio
Fabiola, Ana Maria e Carmen
Donne per la Solidarietа
Banca Etica
Conto n° 117803 Abi 05018 Cab 03200 Cin S
Mujeres por la solidaridad
Genova 2001: al processo dopo sei anni parla il vice di Canterini
06 19, 2007
Michelangelo Fournier ha dunque cambiato versione. La notte del 21 luglio 2001, quando entrò dentro la scuola Diaz, vide tutto: i pestaggi in corso, il sangue che scorreva, una ragazza che gli pareva in fin di vita. L'ex vice di Vincenzo Canterini ha detto in tribunale di avere mentito e taciuto in questi sei anni per "spirito di appartenenza".
Le sue dichiarazioni in realtà non aggiungono nulla sul piano processuale: c'erano già abbondanti prove sui pestaggi e gli abusi compiuti dagli agenti, incluse alcune relazioni di servizio, scritte sei anni fa da alcuni capisquadra, che descrivono la stessa “macelleria messicana” evocata da Fournier.
Il vice questore ha però squarciato un velo. Ha messo a nudo e denunciato la strategia della menzogna applicata dalla polizia fin dal 2001, ed ha anche rivelato quale aberrante accezione si dia in polizia dello "spirito di appartenenza".
Ora è tutto più chiaro anche per chi ha finto in questi anni di non vedere. Il capo della polizia, il ministro degli Interni, il parlamento, ciascuno per le proprie competenze, hanno il dovere di intervenire e di pretendere lealtà e chiarezza da tutti gli imputati. De Gennaro, Amato, i leader politici devono chiarire che proprio uno "spirito di appartenenenza" correttamente inteso deve spingere un funzionario dello Stato a non tacere e anzi a denunciare ogni abuso, ogni gesto che possa compromettere la credibilità di un corpo dello Stato. Tutto il resto è spirito di clan, è difesa cieca del proprio gruppo di potere e non ha niente da spartire con i principi della democrazia, con lo spirito della Costituzione.
In tribunale, dopo la deposizione del dottor Fournier, gli avvocati difensori degli altri dirigenti di polizia imputati hanno fatto sapere che i loro clienti si avvarranno della facoltà di non rispondere. È una scelta legittima, ammessa dal codice, ma è una scelta gravissima e che va denunciata, perché stiamo parlando di alti dirigenti della polizia di Stato, imputati per fatti gravissimi che hanno compomesso la credibilità democratica delle forze dell'ordine. In un Paese normale, in un corpo di polizia geloso della propria reputazione e proteso verso un rigoroso rispetto dello spirito costituzionale, nessuno sarebbe nemmeno sfiorato dall'idea di negarsi alle domande dei pubblici ministeri. Non avremmo la strategia della menzogna ma una scelta di trasparenza, non avremmo fughe dal tribunale ma piena e leale assunzione di responsabilità. Non avremmo nemmeno, va detto, imputati che arrivano a un processo del genere con gradi più alti di quelli coperti all'epoca dei fatti.
Il processo Diaz, ed è questa la lezione che ci arriva dal tribunale di Genova, ci rivela la natura sempre più opaca, oligarchica e corporativa della nostra democrazia.
14/06/07
di Lorenzo Guadagnucci (autore di "Noi della Diaz")
Fonte: www.altreconomia.it
Control Arms: posizione italiana e giornate dell'attivismo
05 22, 2007
Il Governo italiano ha inoltrato nei giorni scorsi alle Nazioni Unite i propri commenti sul "Trattato internazionale sul commercio di armi" (Arms Trade Treaty - ATT). Lo segnala la Campagna italiana 'Control Arms' sottolineando che, grazie alla pressione della Campagna, il governo italiano ha manifestato il suo impegno e il suo interesse riguardo lo sviluppo del Trattato anche attraverso la sua candidatura a far parte del Gruppo di Esperti che sarà chiamato a porre le basi del futuro Trattato e a riferirne nel corso della sessione del 2008 dell’Assemblea Generale. Il termine ultimo entro il quale presentare questi pareri era stato fissato al 30 aprile 2007: fino al 7 maggio risultano pervenute le posizioni di 57 Paesi, tra cui quella del Governo italiano. "Lungo tutto il periodo che ci separa dalla prossima sessione dell’Assemblea Generale è importante far sentire al governo italiano la voce della campagna Control Arms, perché questo orientamento positivo si concretizzi in altri atti concreti che siano in linea con le nostre raccomandazioni volte ad ottenere un Trattato realmente efficace" - riporta Control Arms.
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A partire dal mese di maggio, per una Festa della Mamma speciale, accanto ai produttori del Kenya
05 10, 2007
Una coltivazione che impegna migliaia di lavoratori, in condizioni sociali e ambientali difficili. Pochi pensano al vero costo delle rose, uno dei fiori più utilizzati per gli omaggi e le ricorrenze, come la Festa della mamma del prossimo 13 maggio. In particolare il Kenya è uno dei paesi più coinvolti nell’esportazione di questo bellissimo fiore, per il basso costo della manodopera e per l’assenza di controlli negli ambienti di lavoro.
Questo tipo di produzione può richiedere infatti ottanta passaggi chimici durante il ciclo e molti lavoratori sono privi di contratto, con stipendi iniqui, lavorano fino a 20 ore al giorno e non utilizzano alcuna protezione mentre impiegano i pesticidi.
Per garantire ai produttori rispetto dei loro diritti e il minor impatto possibile sull’ambiente, da quattro anni i fiori recisi, in prevalenza rose, sono entrati nel circuito del Commercio Equo e Solidale e anche nel mercato italiano, presentate alla fine del 2006 nel corso della settimana “Io faccio la spesa giusta”. Oggi, con l’inserimento negli iper e nei supermercati, entrano a pieno titolo nella gamma Solidal, la linea di Coop dedicata ai prodotti equosolidali.
Le rose provengono da quattro piantagioni localizzate in diverse zone del Kenya: Oserian, Liki Farm, Ravine e Longonot, scelte sia per le tecniche colturali utilizzate che per il rispetto degli standard SA 8000. I fiori vengono coltivati infatti impiegando la coltura idroponica, in substrati a circolo chiuso che consentono la razionalizzazione dell’acqua e dei fertilizzanti impiegati.
Oltre a questo, si aggiungono importanti benefici sociali per i lavora-tori: la ga-ranzia di un contratto di lavoro a tempo indetermina-to dopo 8 mesi di lavoro, salario superiore rispetto al minimo legale previsto dalla legislazione del Kenya, rispetto dei diritti di associazione per i lavoratori, contributo per la casa. Inoltre sono messi a disposizione dalle aziende un ambulatorio e scuole gratis per i bambini dei dipendenti.
Le rose Solidal sono in mazzi da 9, stelo 40 cm, in quattro varianti di colore: rosso passione, rosa giovinezza/amore appena nato, arancio gioia/allegria e bianco purezza/innocenza.
La possibilità di acquistare, per la Festa della Mamma e non solo, rose eque certificate Fairtrade è poi possibile anche presso i supermercati Pam, dove sono disponibili dall’ottobre scorso.
Ufficio stampa Fairtrade TransFair Italia
Mariagrazia Bonollo
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Approvata Ipred2, ma con alcune modifiche
05 02, 2007Lo scorso 25 aprile il Parlamento Europeo, in seduta plenaria, ha votato e approvato la direttiva nota come Ipred2, ossia un quadro unico di riferimento normativo in materia di libertà digitali, a cui dovranno attenersi tutti gli stati membri. Purtroppo Ipred2 non si occupa dei diritti degli utenti della rete, né del contrasto reale a spamming, phishing e dialer, come ci si sarebbe potuti aspettare. Niente di tutto ciò: i cybercriminali saremmo noi e i diritti, manco a dirlo, sono quelli dei detentori di copyright. Detta normativa, infatti, si prefigge come scopo ultimo la regolamentazione delle "misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale".
Nonostante alcuni importanti emendamenti l'impianto della legge è rimasto sostanzialmente invariato, soprattutto per quel che concerne la scarsa chiarezza nell'interpretazione dei campi d'applicazione della normativa. A scanso d'equivoci, alcuni emendamenti escludono la materia brevettuale, che in un primo momento era inclusa nel quadro normativo.
Viene invece rimarcata la diretta responsabilità degli Internet provider per ciò che avviene in rete ai sensi della Direttiva 2000/31/CE, sebbene non ne vengano spiegate in alcun modo le modalità di attuazione. Altrettanto vaghe sono le indicazioni sulle modalità di cooperazione fra detentori di diritti di proprietà intellettuale e squadre investigative, nonostante il contributo delle prime venga circoscritto al "prestare assistenza senza compromettere l'imparzialità delle inchieste delle autorità".
Significativa è la cancellazione della distinzione fra violazioni commesse da singole persone fisiche o da organizzazioni, alla luce del fatto che molte legislazioni nazionali hanno già adottato misure di protezione dei diritti di proprietà intellettuale assai rigorose senza per questo richiedere che il reato sia commesso nell'ambito di una organizzazione criminale.
A onor del vero, bisogna ricordare che alcuni emendamenti sono scritti nell'ottica di tutelare alcuni diritti dei cittadini. Si è sentita ad esempio l'esigenza di specificare che le vigenti normative in materia di privacy non debbano essere in alcun modo disattese, e che il diretto coinvolgimento dei titolari di diritti di proprietà intellettuale non debba compromettere i diritti dell'accusato, ad esempio pregiudicando l'accuratezza, l'integrità e l'imparzialità delle prove.
Altrettanto importanti sono gli emendamenti che attestano il divieto di ricorso abusivo a minacce di sanzioni penali da parte delle major disco e cinematografiche o la non perseguibilità per l'utilizzo di un'opera protetta "a fini di critica, recensione, informazione, insegnamento, studio o ricerca": di fatto dovrebbero impedire il verificarsi di episodi di vera e propria persecuzione di privati cittadini, come già accade da tempo negli Stati Uniti, o come è successo a Enrico Galavotti, finito nel mirino della Siae per aver indebitamente sfruttato l'ingegno altrui nel recensire opere d'arte in una sezione del suo sito.
Dal canto loro le associazioni di consumatori come Altroconsumo ritengono che questo tipo di normative comunitarie continui a calpestare inutilmente i diritti degli utenti. Dal momento che a nulla sono valsi né gli appelli agli europarlamentari né le iniziative popolari, non ci resta che sperare in successive modifiche della normativa -che tanto sembra piacere alla Siae- prima che venga sottoposta al Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea.
Fonte: www.zeusnews.it - 02-05-2007