Archive for June of 2007

Genova 2001: al processo dopo sei anni parla il vice di Canterini

06 19, 2007
Noi della Diaz

Michelangelo Fournier ha dunque cambiato versione. La notte del 21 luglio 2001, quando entrò dentro la scuola Diaz, vide tutto: i pestaggi in corso, il sangue che scorreva, una ragazza che gli pareva in fin di vita. L'ex vice di Vincenzo Canterini ha detto in tribunale di avere mentito e taciuto in questi sei anni per "spirito di appartenenza".

Le sue dichiarazioni in realtà non aggiungono nulla sul piano processuale: c'erano già abbondanti prove sui pestaggi e gli abusi compiuti dagli agenti, incluse alcune relazioni di servizio, scritte sei anni fa da alcuni capisquadra, che descrivono la stessa “macelleria messicana” evocata da Fournier.

Il vice questore ha però squarciato un velo. Ha messo a nudo e denunciato la strategia della menzogna applicata dalla polizia fin dal 2001, ed ha anche rivelato quale aberrante accezione si dia in polizia dello "spirito di appartenenza".

Ora è tutto più chiaro anche per chi ha finto in questi anni di non vedere. Il capo della polizia, il ministro degli Interni, il parlamento, ciascuno per le proprie competenze, hanno il dovere di intervenire e di pretendere lealtà e chiarezza da tutti gli imputati. De Gennaro, Amato, i leader politici devono chiarire che proprio uno "spirito di appartenenenza" correttamente inteso deve spingere un funzionario dello Stato a non tacere e anzi a denunciare ogni abuso, ogni gesto che possa compromettere la credibilità di un corpo dello Stato. Tutto il resto è spirito di clan, è difesa cieca del proprio gruppo di potere e non ha niente da spartire con i principi della democrazia, con lo spirito della Costituzione.

In tribunale, dopo la deposizione del dottor Fournier, gli avvocati difensori degli altri dirigenti di polizia imputati hanno fatto sapere che i loro clienti si avvarranno della facoltà di non rispondere. È una scelta legittima, ammessa dal codice, ma è una scelta gravissima e che va denunciata, perché stiamo parlando di alti dirigenti della polizia di Stato, imputati per fatti gravissimi che hanno compomesso la credibilità democratica delle forze dell'ordine. In un Paese normale, in un corpo di polizia geloso della propria reputazione e proteso verso un rigoroso rispetto dello spirito costituzionale, nessuno sarebbe nemmeno sfiorato dall'idea di negarsi alle domande dei pubblici ministeri. Non avremmo la strategia della menzogna ma una scelta di trasparenza, non avremmo fughe dal tribunale ma piena e leale assunzione di responsabilità. Non avremmo nemmeno, va detto, imputati che arrivano a un processo del genere con gradi più alti di quelli coperti all'epoca dei fatti.

Il processo Diaz, ed è questa la lezione che ci arriva dal tribunale di Genova, ci rivela la natura sempre più opaca, oligarchica e corporativa della nostra democrazia.

14/06/07
di Lorenzo Guadagnucci (autore di "Noi della Diaz")
Fonte: www.altreconomia.it