Archive for July of 2006
Petizione a sostegno del pacchetto Bersani
07 11, 2006Petizione di altroconsumo.it a sostegno del pacchetto Bersani per le
liberalizzazioni. Fatelo girare!
Per la sottoscrizione questo è l'indirizzo internet,
richiede pochi secondi!
www.altroconsumo.it
Il testo:
Ai Capigruppo alla Camera e al Senato:
PER SOSTENERE LA CONVERSIONE IN LEGGE DEL C.D.
PACCHETTO BERSANI "CITTADINO-CONSUMATORE"
APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN DATA 30 GIUGNO 2006
Finalmente i consumatori, i loro interessi e le loro necessità sono stati
portati al centro delle scelte di politica economica del Governo.
L'approvazione del pacchetto Bersani rappresenta un vantaggio per tutta la
società che favorirà un rilancio economico e una maggiore equità sociale.
Una decisione coerente con le richieste avanzate da Altroconsumo, associazione
indipendente di consumatori, alle forze politiche prima delle elezioni del 9
aprile scorso.
Gli interventi contenuti nel decreto legge relativi a: Libere Professioni;
Distribuzione commerciale; Pane; Farmaci; Taxi; Passaggi di proprietà; Rc
Auto; Conti correnti bancari
non sono solo dalla parte dei consumatori ma anche nell'interesse generale del
Paese. Il decreto, tuttavia, sarà in questi mesi contrastato in tutti i modi
da coloro che vogliono difendere gli interessi di categoria e i privilegi di
corporazione.
CON QUESTA PETIZIONE I FIRMATARI CHIEDONO LA CONVERSIONE IN LEGGE DEL PACCHETTO BERSANI SENZA CHE LE MISURE IN ESSO RICOMPRESE SIANO
STRAVOLTE O ADDIRITTURA ELIMINATE DAL PARLAMENTO SOTTO LA PRESSIONE
DELLE LOBBIES CHE VORREBBERO CONTINUARE A DIFENDERE POSIZIONI DI RENDITA E INTERESSI PARTICOLARI
Turismo responsabile nell'Africa Mediterranea
07 07, 2006a cura di Sara Milanese
dal sito www.nigrizia.it
Non solo le spiagge blasonate traboccanti di turisti, ma anche il deserto, le oasi, il Nilo in feluca, gli incontri con i berberi e la popolazione locale: il turismo responsabile ci porta alla scoperta della vera Africa mediterranea.
Da sempre mete rinomate di turisti europei ed occidentali, i paesi dell’Africa Mediterranea possono contare su un settore del turismo efficiente e all’altezza dei desideri e delle richieste dei visitatori stranieri.
La ricchezza delle famose località egiziane, marocchine, algerine e tunisine, contrasta però con la situazione delle popolazioni rurali che vivono lontane dalle coste e dalle città frequentate dai turisti: l’Egitto non è solo Sharm el Sheikh, il Marocco non è solo gli alberghi di lusso di Casablanca.
Il turismo di massa ha risvolti spesso negativi sull’ambiente, sull’economia locale (spesso le strutture turistiche dipendono da capitali ed aziende straniere che ne traggono i maggiori benefici), e di conseguenza sulla società. Se questo è vero nei paesi industrializzati, in quelli in via di sviluppo la situazione si presenta ancora più complessa.
In una prospettiva controcorrente, il turismo responsabile si propone di dare centralità alle comunità locali, organizzando visite e incontri per valorizzare la cultura locale e stimolando nelle comunità stesse un senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente.
I criteri che individuano le caratteristiche del turismo responsabile sono contenuti nella Carta d’Identità per Viaggi Sostenibili, firmata nel 1997 da 11 associazioni attive in questo campo. È nata quindi A.I.T.R. (Associazione Italiana Turismo Responsabile ); associazione che oggi conta più di 50 realtà del mondo no-profit.
Per i paesi dell’Africa Mediterranea, le proposte consistono nel visitare le località storiche, senza la fretta e la superficialità del turista di passaggio, ma cercando di capire i risvolti culturali ancora presenti nell’attualità; scoprire i paesaggi tipici del deserto, come le oasi; viaggiare coi mezzi locali tradizionali, o anche a piedi, per avvicinarsi quanto più possibile alla realtà quotidiana locale, incontrando persone e conoscendo progetti di cooperazione.
In una parola: abbandonare i panni del turista, e di diventare veri e proprio “viaggiatori”, non accontentarsi delle cartoline, ma cercare di conoscere più a fondo il paese che si visita e le sue problematiche.
Le proposte di viaggio possono dare un piccolo assaggio di ognuna di queste dimensioni, ma molto spesso si preferisce dare un taglio preciso al soggiorno, per poter meglio entrare nella dinamica che si predilige.
Tra viaggi culturali, di incontro con la popolazione locale, o viaggio a sfondo naturalistico, ognuno potrà scegliere la dimensione che preferisce.
Ma non chiamatela semplicemente vacanza.
Buona navigazione, buona lettura e … speriamo per voi: buon viaggio!
www.nigrizia.it
Crescita e/o coerenza?
07 01, 2006da carta.org
[27.06.2006]
Francesco Gesualdi*
Fonte: Peacelink
Leggo di Unipol penso al commercio equo, alla finanza etica e a tutte le altre iniziative di economia alternativa. Un'idea mi tormenta: "Ecco cosa può succedere alle migliori iniziative se perdono l'anima e si lasciano vincere dalla tentazione del potere". Davanti agli occhi non ho solo la fine miserabile di gran parte del movimento cooperativistico, ma di esperienze ben più gloriose che hanno rappresentato la speranza per milioni di persone.
Francesco Gesualdi (Centro Nuovo Modello di Sviluppo)
Penso al socialismo morto di nome e di fatto. Penso alla Chiesa, salda nella struttura, ma svilita nei contenuti.
L'affare Unipol presenta due aspetti che vanno tenuti distinti. Il primo di carattere penale, a carico di Consorte, che secondo l'accusa cercava di arricchirsi attraverso torbide operazioni di Borsa e ruberie, in combutta con Fiorani, Ricucci e altri degni compari. Il secondo di carattere politico, a carico di D'Alema, Fassino e molti altri dirigenti della sinistra, convinti che le cooperative devono appendere al chiodo la giacca della solidarietà per indossare quella del business più spinto. La disonestà di Consorte non mi scandalizza perché nelle migliori famiglie possono capitare dirigenti farabutti che prima o poi sono scoperti. Invece mi preoccupa la disinvoltura con la quale i Ds e il mondo delle cooperative hanno abbracciato il mercato. Una svolta che avrà ripercussioni sociali e ambientali, locali e mondiali, per decenni a venire. La trasformazione dei Ds è un fenomeno complesso riconducibile alla caduta del socialismo reale, all'imborghesimento della classe dirigente, ai calcoli elettorali. Ma la metamorfosi può coinvolgere anche noi dell'economia solidale, addirittura per troppo attaccamento alle nostre iniziative. La voglia di crescere è la ragione più frequente che ci spinge ad abbandonare l'inflessibilità dei nostri principi.
Ogni realtà conosce i propri compromessi. Le associazioni di solidarietà accettano i soldi delle imprese pensando ai bisogni dei loro assistiti. Le riviste alternative accettano la pubblicità per fare quadrate i bilanci. Le botteghe del mondo si inseriscono nella corrente del consumismo natalizio per vendere. Le cooperative di importazione si alleano con i supermercati, non sempre virtuosi, per ampliare gli sbocchi di mercato. La finanza etica istituisce fondi di investimento, comprendenti anche titoli di multinazionali, per attrarre qualche risparmiatore in più. Per la voglia di crescere Unipol ha messo gli occhi su bnl, banca di pessima reputazione, e si è infilata in un letamaio fatto di intrighi, opacità, connivenze. Forse per la stessa ragione, il commercio equo inglese ha commesso un atto stupido e suicida, annoverando Nestlé fra le imprese che praticano fair trade.
Non sono contro la crescita delle nostre iniziative. Al contrario voglio che conquistino il mondo. Ma non mi interessano come tali. Mi interessano solo come strumenti di cambiamento. Non mi interessa che il palazzo di Banca Etica diventi più alto o che il fatturato del commercio equo si moltiplichi.
Mi interessa che si affermi un altro modo di fare economia ispirato a diritti, equità, solidarietà, sostenibilità. Per questo la nostra stella polare non può essere la crescita, ma la coerenza. In questa prospettiva qualsiasi strategia può essere presa in considerazione, ma deve essere valutata non in base ai numeri, ma ai risvolti educativi, sociali, politici.
Perseguendo la coerenza può anche arrivare la crescita, ma guai se per la crescita svendessimo i nostri valori. In tal caso saremmo solo dei grandi sconfitti.
*su Altreconomia di Febbraio 2006